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Alessandro Florenzi sulla Roma: “Mi ha dispiaciuto tanto andarmene, qualcuno mi ha impedito di restare”

Lasciare la Roma è stato come voltare pagina su un libro scritto con il cuore

Alessandro Florenzi non nasconde la nostalgia, mentre ripercorre gli anni passati nella squadra che ha amato fin da bambino. L’addio, annunciato da tempo, è arrivato con un mix di emozioni: orgoglio, rimpianti e la voglia di nuovi traguardi. Nel podcast “The BSMT by Gianluca Gazzoli”, l’ex centrocampista si apre senza filtri, svelando retroscena mai raccontati prima e confrontandosi con l’ombra ingombrante di leggende come Totti, De Rossi e Giannini. Quel capitolo chiuso lascia un sapore amaro, ma anche la speranza di un futuro ancora tutto da scrivere, magari sotto i colori del Milan e con lo scudetto nel mirino.

Perché Florenzi ha lasciato la Roma: la verità dietro le quinte

L’addio di Florenzi alla Roma ha fatto rumore, e molti tifosi non l’hanno presa bene. Lui però chiarisce: la versione ufficiale è lontana dalla realtà. Racconta di essere stato escluso dalla lista del tecnico José Mourinho, che gli chiese direttamente perché non partiva con la squadra. Florenzi rispose che era compito dell’allenatore dare quelle spiegazioni. Da lì, la società gli fece sapere che era considerato “in conflitto con tutti”. Così arrivò il prestito al Paris Saint-Germain. Florenzi crede che Mourinho avrebbe voluto reintegrarlo, ma altri dentro la società gli hanno chiuso la porta. La frattura si è fatta netta quando il suo procuratore gli ha fatto capire che stava sbattendo contro un muro.

Si sente forte la delusione di un romanista che vede spezzato un legame che va ben oltre il campo. Per lui il rapporto con la Roma è quasi una parte dell’identità, un attaccamento che rende dura ogni separazione. Ricorda come la passione dei tifosi giallorossi vada oltre i risultati, e questa fedeltà fa sentire ancora di più il peso di un addio non voluto.

Capitano a Roma: un ruolo che pesa più di una fascia

Florenzi ha avuto l’onore di guidare la Roma da capitano, un ruolo arrivato quasi per caso, dopo l’era di giganti come Totti e De Rossi. Anche se per poco tempo, quella fascia gli ha dato una responsabilità enorme. A Roma, dove la tifoseria è tra le più calde e appassionate, essere capitano significa molto più di un titolo.

L’ex centrocampista racconta quanto quel ruolo ti coinvolga dentro e fuori dal campo. Non è solo un riconoscimento, ma un peso da portare con equilibrio e forza. In un club con una storia così profonda, la fascia è un simbolo che condiziona il modo in cui vivi il calcio e la città stessa. Per Florenzi è stato uno dei momenti chiave della sua esperienza nella Capitale.

Lo scudetto col Milan: una squadra che ha fatto la differenza

Florenzi ha vestito anche la maglia del Milan, con cui ha conquistato lo scudetto nella stagione trionfale. A distanza di tempo, ricorda come quella squadra fosse un mix azzeccato tra veterani e giovani talenti. Giocatori come Simon Kjær, Zlatan Ibrahimović e Olivier Giroud hanno creato un gruppo solido, dove anche ragazzi come Rafael Leão, Theo Hernández e Davide Calabria hanno trovato spazio per crescere.

Secondo Florenzi, quell’anno si respirava un’intesa speciale, dentro e fuori dal campo. Quel feeling è stato decisivo per portare a casa il titolo. L’anno dopo, però, è arrivata l’instabilità: troppi cambi in panchina e un continuo rincorrersi di novità hanno fatto naufragare la squadra, chiudendo al nono posto. L’armonia che aveva fatto la forza del Milan nel 2023 è sparita.

Da questa esperienza emerge un dato chiaro: nel calcio conta tanto l’equilibrio umano e di gruppo, quanto le capacità tecniche. Lo scudetto non nasce da magie individuali, ma da collaborazione e fiducia costruite giorno dopo giorno. Florenzi ha vissuto tutto questo e lo racconta mettendo a fuoco dettagli che spesso restano nascosti.

Redazione

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